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SOCIETA'
29 settembre 2008
Aiuti di stato

   Prendo spunto dalla prima pagina del manifesto del 24 settembre, il giornale è infatti giustamente preoccupato per i tagli ai finanziamenti ai giornali, invoca quella che per lui è una "battaglia di civiltà".
   In realtà il taglio ai finanziamenti ai giornali mi sembra in realtà un DOVERE,(il blog si era già espresso a favore dopo le iniziative di Grillo) prima di tutto non è accettabile continuare a sovvenzionare indistintamente i giornali, perchè grandi giornali come il corriere, repubblica, il sole24ore dovrebbero godere di soldi pubblici se sono perfettamente in grado di reggersi sulle proprie gambe? non è questo in realtà un sotterfugio politico per tenere per le palle la libera informazione?
   E poi il meccanismo attuale di determinazione degli aiuti ai giornalinon è più accettabile; vogliamo ricordare il magazine di Sky (una guida tv dei propri canali satellitari) al quale erano destinati aiuti per le spese di spedizione? Oppure ancora Libero che godeva di grandi finanziamenti poichè stampava più di quel che vendeva, e il surplus veniva diffuso come copia omaggio (i finanziamenti vengono elargiti proporzionalmente alla percentuale di copie stampate)? E che dire poi delle mille riviste piccole e piccolissime che nessuno legge, espressione di hobby per pochi eletti e che nulla hanno a che vedere con la pluralità d'informazione? Aiuti a finti giornali di veri partiti, e veri giornali di finti partiti.
  Ê quindi chiara l'esigenza di una riforma profonda, la pluralità d'informazione esige che la stampa non venga trattata come una normale altra forma di merce, ma le leggi del libero mercato impongono che qualora un "prodotto" non abbia un mercato ne resti fuori.
  Ecco dunque la mia idea: aiutare i nuovi giornali a nascere, sostenerli nei primi anni della loro vita, permettergli di affacciarsi al mondo, farsi conoscere, farsi amare. Se poi dopo uno, due, cinque, dieci anni ciò non fosse avvenuto, se la gente non volesse più comprare quel gionale, bene che chiudesse, io non voglio mantenere un giornale che nessuno legge, sia esso comunista, socialista, dipietrista, democratico o di quella ideologia di destra oggigiorno difficilmente classificabile, berlufascista direi; devono smetterla di godere di privilegi che non si meritano, non ce la fa più con le spese? l'era di internet permette di tagliare i soldi per la carta, e la diffusione diventa ancor più cappillare per non dire economica, continuano a non farcela? vuol dire che alla fine non valgono un granchè.
   Chiaramente quest'idea presenta un rovescio della medaglia, come faranno piccoli giornali a vincere la concorrenza di giornali che godono dei soldi di "padroni" che garantiscono grandi diffusioni mediatiche e pubblicità? Come si può pensare che i giornali (tutti, grandi e piccoli) possano sopravvivere se non vi è prima una riforma della legge sulla pubblicità che fissi finalmente un tetto alla pubblicità televisiva in modo tale che questa si riversi nei giornali?
   La mia idea è perciò inutile o comunque poco funzionale se non prima viene affronatata con serietà la questione conflitto d'interessi (non solo di MrB) e pubblicità.

PS ieri il nostro Silvietto ha compiuto 72 anni, ho quindi pensato ad un regalo per lui, ma lui ha già tutto, soldi, beni materiali, ha tutto il potere che vuole e mille leccapiedi che gli girano intorno, no un regalo materiale non posso proprio farlo, ecco ci sono ho deciso cosa regalargli: un sonoro VAFFANCULO, chissà quanti glielo regaleranno.

MelGigi
OGGI CONSIGLIAMO: don Antonio Sciortino
SOCIETA'
28 settembre 2008
Siamo razzisti?


Lo spargimento di sangue degli ultimi giorni, sangue extracomunitario intendo, ha fatto nascere discussioni sul fatto che gli italiani siano sempre più razzisti.

Nel caso di Castelvolturno, infatti, sei nordafricani erano stati giudicati sacrificabili e quindi erano stati uccisi col solo scopo di intimorire la comunità locale e ribadire il dominio del Sistema nella zona.

Qualche giorno prima, invece, a Milano un cittadino italiano proprietario di un bar aveva deciso che il furto di qualche biscotto, se compiuto da un negro, fosse un reato da punire con la pena di morte e aveva quindi preso a sprangate un altro cittadino italiano, MA originario del Burkina Faso, fino ad ucciderlo.

E’ molto significativa la frase di un cinico abitante di Castelvolturno che dice: “La cosa bella de ’O Sistema è che non è razzista, bianchi o neri che siano li ammazza comunque”. Io non so se gli italiani stiano diventando effettivamente più razzisti, ma di sicuro la colpa di tutto ciò è di chi rifiuta di affrontare i problemi alla radice e si limita a prendere provvedimenti di facciata volti unicamente a mantenere il consenso elettorale.

Quando è arrivata la risposta del mondo politico su quanto era accaduto a Castelvolturno, infatti, non c’è stato alcun commento di condanna e nessuna parola di conforto o di solidarietà per la comunità nera locale, anzi il governo sembra quasi aver voluto scaricare le responsabilità di tutto agli stessi extracomunitari annunciando la costruzione di nuovi CPT e l’introduzione di leggi più severe contro la clandestinità (gli stessi proclami che venivano fatti tempo fa per affrontare “l’emergenza stupri” da parte dei rumeni). Come se non bastasse tutto ciò era accompagnato dalle immagini televisive dei neri di Castelvolturno che devastavano tutto ciò che incontravano dando libero sfogo a tutta la loro ira per quello che era successo. Stranamente in quella occasione la polizia stava a guardare, forse perché a qualcuno faceva comodo dare allo spettatore quell’immagine dei migranti.

L’unica operazione (di facciata) effettuata dal governo per convincere l’opinione pubblica e quel che resta dell’opposizione di aver fatto il possibile perché avvenimenti del genere non si verifichino più è stato l’invio di 500 militari per combattere la Camorra. Come se quella con la Mafia fosse una guerra a cielo aperto da combattersi con le armi.

Qualche giorno fa Sansonetti in un editoriale su Liberazione chiedeva di immaginare per un secondo che a compiere una strage fosse stato un gruppo di rumeni o che ad uccidere a sprangate un ragazzo di 19 anni fosse stato un marocchino e di pensare cosa sarebbe successo in Italia. Funerali di Stato, lutto nazionale e provvedimenti d’urgenza per cacciare via gli stranieri dal nostro Paese sarebbero stati invocati a gran voce da tutta la popolazione. E invece ora che sono accaduti gli stessi fatti ma con protagonisti invertiti non si è spesa neanche una parola per chi si trasferisce in Italia per lavorare e vivere onestamente e si ritrova fatalmente ad essere criminalizzato ad ogni buona occasione.


Manthix


OGGI CONSIGLIAMO: Barbara Spinelli

SOCIETA'
22 settembre 2008
Inuili sondaggi

Leggevo la versione on line de La Repubblica, vi era uno dei più stupidi sondaggi degli ultimi tempi: di chi è la colpa del fallimento di Alitalia? Cercare un colpevole, o quantomeno uno solo, è infantile, stupido, insufficiente ed inutile.
   Alitalia per anni ha goduto di una condizione di monopolio di fatto, in questa situazione chiunque riuscirebbe a far quadrare i conti, non cresceva molto, ma tutti erano contenti; poi però la concorrenza delle conpagnie estere, dei voli low cost, la parziale (o finta) privatizzazione avrebbero richiesto un serio management, invece di tutti coloro i quali si sono invece succeduti grazie alle loro amicizie politiche e non certo ai loro curricula. La politica non ha mai voluto emanciparsi da quest'azienda, offre troppe opportunità politiche, ricordiamo, una per tutte, la rotta Roma Algenga voluta fortemente da Scajola per accaparrare qualche voto in più nella sua Imperia ma che vide un numero di passeggeri mai superiore a 18.
   Nel contesto di tutto ciò si inserisce l'azione (o azienda) sindacale che, così come in numerosi altri casi, più attenta a difendere i propri affari, il proprio "potere" pìuttosto che guardare gli interessi dei lavoratori; un mondo dove proteste legittime si intreccianoa privilegi imbarazzanti, invece di battersi per equi stipendi e giuste condizioni di lavoro, denunciare speculazioni e mal gestioni dei managers, hanno preferito tutelare se stessi, assicurarsi un certo numero di assunzioni (a prescindere a meritocrazie ed esigenze aziendali), introiti economici e visibilità (si organizza uno sciopero, si blocca il traffico aereo e tutti si ricordano che esisti). Così come Provenzano rinunciava alla propria libertà, viveva senza agi, mangiava i frutti della terra senza godere degli affetti famigliari pur di conservare il proprio potere (cumannari è maiu ca futtiri), nello stesso modo i sindacati hanno rinunciato alla loro importante funzione pur di mantenere il proprio "potere".
   Arrivati ai giorni nostri vediamo l'opera di Prodi, in passato anch'egli tra i responsabili di tutto ciò, che riesce a trovare qualcuno pronto a prendersi sto ferro vecchio, bramante la polpa buona ma disposto a sobbaccarsi anche quella marcia. La trattativa però fallisce, da una parte mrB cerca di spremere ancora Alitalia per averne dei ritorni elettorali, dall'altra i sindacati, per paura di perdere quel loro "potere" (i francesi non sono mica italiani) fanno finta di credere alla cordata italiana.
   Nelle ultime ore mrB caccia dal cilindro magico (andando contro ogni più elementare legge del libero mercato) una cordata di amici, o finti nemici, ben disposti a fare un favore al Cainano pur di assicurarsi qualche appalto per l'Expo (non a caso la maggiorparte degli imprenditori CAI sono implicati nell'edile); d'altronde l'offeta non si può rifiutare: comprare a prezzo di saldo la "good company", lasciando allo stato i debiti della "bad"; con la consapevolezza di potersene liberare tra cinque anni e facendo pure la figura dei "cavalieri coraggiosi".
   Però qualcosa non va, Quelli della CAI vanno oltre, sanno che i lavoratori hanno le spalle al muro, vogliono spremerli. I sindacati si svegliano dal loro torpore, si ricordano del loro ruolo, cominciano a combattere, alcuni si arrendono, altri no.
   Questo intreccio di interessi economico-politico-sindacali si sta però rompendo, anzi probabilmente è troppo tardi, a chi serve quindi trovare UN colpevole? A mr B che vuole un capro espiatorio? Ai sindacati impauriti della perdit di consenzi? Agli imprenditori che non vorrebbero perdere l'occasione dell'Expo? o all'opposizione (intra ed extra parlamentare) che potrebbe riacquistare consenzi? Non certo ai nuovi disoccupati vittime di questo concorso di colpa.

MelGigi

OGGI CONSIGLIAMO: Roberto Saviano
SOCIETA'
18 settembre 2008
Basta che c'è la salute...


“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”

 

Questo è il testo dell’Art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Avete letto bene: “COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA” …quel “pezzo di carta” da tanti inneggiato e da pochi veramente conosciuto, sempre sull’orlo del cambiamento e quasi mai del tutto applicato.

A proposito della conoscenza della Costituzione Italiana, permettetemi un excursus rispetto al tema che andremo in seguito ad affrontare: io mi ritengo fortunato perché il mio percorso universitario mi ha permesso di avere tutte le informazioni necessarie e non sull’argomento, ma considero un “delitto” verso la mia persona intellettuale e di tutti quelli nella mia situazione l’aver concluso gli studi superiori senza che NESSUNO mi avesse insegnato, spiegato o almeno “costretto” a leggere il testo della Costituzione… E pensare che è previsto nel programma di studi, ma purtroppo si è spesso così indietro nella corsa a completare il programma che l’insegnamento della c.d. Educazione Civica viene tralasciato… D’altronde è giusto così; frequenti un liceo scientifico perché, in teoria, ti insegnino le leggi termodinamiche in fisica, il calcolo delle derivate in matematica, le opere di D’Annunzio piuttosto che di Gozzano, lo studio dell’astronomia e una fluente conoscenza della lingua straniera ma ce ne (passatemi il termine) “sbattiamo” che i diplomati superiori all’età di 18 anni (e quindi già potenziali elettori) non conoscano le norme costituzionali ossia le norme di base dello STATO in cui vivono… ma questa è un’altra storia…

Ora passiamo al tema di questo intervento.

Avete letto il testo dell’Art. 32?

La vostra salute è un diritto fondamentale.

E’ tutelata dalla Repubblica.

Vi sentite tutelati? O state pensando all’ultimo esame radiografico prenotato, quando la gentile segretaria della struttura sanitaria a cui vi siete rivolti vi ha fatto presente che con la mutua c’è un po’ da aspettare, ma privatamente riusciva a trovarvi un posto nella settimana successiva?

Nell’ambito del diritto alla salute è ancora rispettato il principio di uguaglianza fissato dall’Art. 3 della Costituzione per cui siamo tutti uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali?

Nel momento in cui a strutture sanitarie pubbliche si associa la presenza sul territorio nazionale di strutture sanitarie private (con tutte le conseguenze economiche proprie dell’iniziativa privata) si tutela il diritto alla salute di TUTTI i cittadini?

Il nostro sistema sanitario attuale funziona?

L’Associazione degli anestesisti afferma che nel nostro Paese ogni anno gli errori nelle sole cure ospedaliere determinerebbero 14 mila decessi. Per Assinform, Associazione di produzione di servizi informatici, ci sarebbero addirittura 50 mila vittime; inoltre sempre per questa fonte il 4% degli 8 milioni di ricoverati/anno (320.000 persone) verrebbero dimesse con sequele o danni permanenti iatrogeni. Il 48,3% di questi eventi sfavorevoli sarebbe dovuto a fattore umano, il 33% alla struttura sanitaria, il 5,5% a tardività di inizio del trattamento corretto. In media il 30,3% dei pazienti consulterebbe i Tribunali per i Diritti dei Malati. (Dati raccolti in MEDICINA LEGALE, BAIMA BOLLONE, GIAPPICHELLI  2005).

La lettura dei dati può risultare allarmante, le condizioni di molte strutture sanitarie pubbliche sono pessime e la politica anche in questa materia ha completamente fallito non rispettando per nulla i precetti costituzionali prescritti dall’Art. 32… Purtroppo i fatti di cronaca giudiziaria recenti, per ultimi quelli abruzzesi, dimostrano come per i politici la sanità sia un territorio ricco di cariche da ricoprire, da cedere in cambio di favori… insomma da colonizzare ad ogni costo. L’ultimo dei loro pensieri è la salute dei cittadini.

Il mio ultimo pensiero, invece, è quello più importante perché rivolto a tutti coloro che, a qualsiasi livello, lavorano nel settore sanitario pubblico e svolgono le loro mansioni con passione, dedizione e attenzione. A volte si trovano a fronteggiare situazioni di estrema difficoltà, come ad esempio in Sicilia lavorando in ospedali pubblici che cadono letteralmente a pezzi  e confrontandosi con innumerevoli cliniche private lussuosissime (al cui paragone l’Hilton Hotel risulterebbe una bettola), altre volte devono fare i conti con gli episodi di malasanità che infrangono totalmente l’immagine della categoria dell’operatore nel settore sanitario, altre volte ancora è necessario che prendano le distanze da tutti quei medici ed operatori sanitari che speculano sulla loro capacità e posizione per arricchire il loro conto in  banca. Pochi o tanti che siate: GRAZIE.

 

“…Se manterrò fedelmente il mio giuramento, senza venir meno in nessuno dei suoi articoli, che mi sia concessa lunga vita, che io possa riuscire nella mia professione ed essere celebrato dagli uomini in tutti i tempi. Se dovessi però violare il giuramento o rendermi spergiuro, che mi possa accadere il contrario.”

Il giuramento di Ippocrate


Lazarus


OGGI CONSIGLIAMO: Luca Ricolfi




permalink | inviato da Manthix il 18/9/2008 alle 16:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
13 settembre 2008
Buon lavoro professore

C'è una persona che vale molto più di quanto non si pensi, me ne sono reso conto anch'io con colpevole ritardo, una persona la cui serietà è apprezzata e perciò sfruttata all'estero, ma siccome sa lavorare per l'Italia non va bene: Romano Prodi.

Lo ammetto sono stato uno sei suoi più grandi detrattori, non mi piaceva la sua aria sorniona, quel sorriso un po' ebete e soprattutto non sopportavo quella che io credevo mancanza di carattere, il non mostrare i denti, solo poi ho capito che è saper fare il politico.

Oggi però leggendo del suo nuovo incarico all'Onu ho pensato alla sua carriera: professore universitario, unico uomo politico capace di battere per due volte Berlusconi, con una levatura morale impressionante (quanti altri politici conoscete in grado di poter dire “pubblicate pure tutte le mie intercettazioni, non ho nulla da nascondere” ed ancora “è giusto che la magistratura faccia il suo lavoro ed indaghi, se necessario, anche su di me, io poi mi potrò difendere”), protagonista di tante rivoluzioni politiche dall'entrata in Europa alla fondazione del PD, per non parlare dei risultati dell'ultimo governo (moratoria pena di morte, uscita dalla procedura di infrazione della UE per eccessivo debito, ecc non sono tanti ma credete veramente che fosse facile fare di più con quella coalizione?), un uomo la cui serietà è tanto apprezzata da averlo portato a diventare presidente della comunità europea, un italiano presidente (per quello che pensano di noi all'estero è davvero un miracolo) ed ora chiamato all'Onu per un incarico di prestigio. Non ci resta che rimpiangerlo ed augurargli buon lavoro.

MelGigi

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permalink | inviato da melgigi il 13/9/2008 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
politica estera
2 settembre 2008
Questione di coerenza

Personalmente sono per la non belligeranza e per il mantenimento della pace internazionale, chi mi conosce lo sa, ma proprio oggi sono venuto a conoscenza dell’articolo 4 del Trattato di amicizia e cooperazione italo-libica firmato sabato scorso da Berlusconi e Gheddafi e mi sono posto una domanda: com’è possibile che un governo che era stato dichiaratamente favorevole all’intervento in Afghanistan e alla guerra in Iraq e che consente che sul proprio territorio siano installate 89 basi militari americane proprio adesso si sia messo a dare lezioni di pacifismo?

L’articolo in questione recita: “Nel rispetto dei principi della legalità internazionale, l'Italia non usa e non permette di usare i suoi territori contro la Libia per ogni aggressione contro la Libia, e la Libia non userà o permetterà di usare il suo territorio per ogni atto ostile contro l'Italia”.

Sia chiaro, è una buona cosa la scelta di non partecipare ad azioni militari (soprattutto se al fianco degli USA), anche perché è nella nostra Costituzione il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma quello che non capisco è…perché solo nei confronti della Libia? Se si crede in un principio questo deve valere sempre, non solo in alcuni casi e soprattutto non solo quando conviene. E in effetti è proprio questo il mio sospetto, che il profumo del petrolio abbia fatto mettere da parte i già flebili principi dei nostri politici. Anche perché mi è difficile credere che Saddam Hussein fosse più pericoloso di Gheddafi visto che anche questi nella sua carriera ha di buon grado sostenuto gruppi affini al terrorismo internazionale.


Manthix


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